Domina la Valle d'Agrò ed i suoi panorami si estendono dall'Etna alla riviera Jonica fino alla costa Calabra. Inoltre dalla cima più alta dei monti Peloritani, Pizzo Vernà ove esiste un'oasi naturale attrezzata di notevole interesse turistico, si può scorgere l'incomparabile paesaggio delle isole Eolie. Oggi è, nella valle, un punto di riferimento per il turismo culturale, artistico, architettonico e naturalistico.
II nome originario del paese era Palachorion, che in greco - bizantino vuol dire Vecchio casale, secondo quanto attesta un atto aragonese del 1351. Denominazione che col passare del tempo fu tradotta nella lingua latina in "Rus Vetus", "Casale Vetus" e nell'attuale "Casalvecchio". Dall'inizio dell'età normanna sino al sec. XVIII rimase sotto la giurisdizione di Savoca. Fu frazione della vicina S. Teresa di Riva dal 1928 fino al 1939, quando divenne Comune autonomo. Di particolare rilevanza architettonica sono la chiesa Madre, le chiese di S. Teodoro, e dell'Annunziata (sedi di storiche confraternite) e la chiesa dei SS. Pietro e Paolo di epoca normanna. L'Abbazia dei SS. Pietro e Paolo d'Agrò è da anni al centro di un importante iniziativa culturale: infatti è stato ufficialmente proposto all'UNESCO di inserire tale monumento nell'elenco dei beni artistici mondiali patrimonio dell'umanità. L'ex Monastero dei frati basiliani oggi restaurato e reso fruibile ai cittadini ed ai tanti turisti che visitano la monumentale chiesa dei SS. Pietro e Paolo d'Agrò. Tra i secoli XVII e XVIII quel monastero fu un vero e proprio centro culturale oltre che di cristianità: di studi artistici, scientifici, umanistici e di sperimentazioni agricole. L'opera di questi monaci venne a cessare nel 1794, quando si trasferirono a Messina.

Casalvecchio Siculo
